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Algher: eine katalanische Sprachinsel in Italien

Hausarbeit (Hauptseminar) 2003 24 Seiten

Romanistik - Italienische u. Sardische Sprache, Literatur, Landeskunde

Leseprobe

1 Indice

2 Introduzione

3 Idea generale della città d’Alghero
3.1 Situazione attuale
3.2 Fondo storico

4 Situazione sociolinguistica
4.1 Dati statistici
4.2 Situazione attuale

5 Situazione glottopolitica
5.1 Rinascimento del dialetto catalano
5.2 Politica linguistica
5.3 Metodi attuali per conservare il dialetto algherese

6 Caratteristiche intralinguistiche
6.1 Fonologia
6.2 Morfosintassi
6.3 Lessico
6.4 Esempio generale

7 Riassunto

8 Bibliografia

2 Introduzione

La lingua parlata nella città d’Alghero, il catalano, è un residuo del dominio catalano e fa parte della dialettologia catalana. La città presenta un fenomeno storico e linguistico considerevole giacché da sei secoli conserva quasi intatta la lingua, le tradizioni ed abitudini nonostante la gran distanza tra Alghero e la Catalogna. Il catalano ad Alghero è una minoranza linguistica, vale a dire una lingua sostituita dall’italiano, per la quale il governo ha presentato un concetto giuridico con cui deve essere conservata l’indipendenza linguistica e culturale. Le generazioni più giovani non sanno parlare o scrivere più il catalano e le poche iniziative che esistono non possono evitare la veloce decrescenza della lealtà linguistica.

Oggigiorno, lo Stato italiano e le regione autonome della Sardegna considerano il catalano d’Alghero ufficialmente come una minoranza linguistica. Questo riconoscimento non ha però ancora trovato un’espressione concreta da parte delle autorità regionali e nazionali in senso di una protezione diretta.

Siccome lo studio sul catalano ad Alghero come minoranza linguistica è molto complesso, voglio dare soltanto un’idea generale della storia linguistica esterna ed interna. Comincerò il mio lavoro con una descrizione generale. In questo primo capitolo voglio precisare tanto la situazione geografica come la situazione politica, economica e culturale. A continuazione darò un’idea dello sfondo storico come transizione alla situazione sociolinguistica che metterò in chiaro nel secondo capitolo. Da questo punto di vista elaborerò a fondo l’uso del catalano, casi di diglossia e bilinguismo. Nella terza parte della mia elaborazione darò la massima importanza al processo della standardizzazione. Le caratteristiche del catalano in confronto all’algherese saranno la fine della mia analisi. In questo ultimo capitolo descriverò i cambi fonetici, morfologici, lessicali e della sintassi più importanti.

3 Idea generale della città d’Alghero

3.1 Situazione attuale

Alghero è l’unica città in Italia in cui si parla ancora una varietà catalana. Il Comune di Alghero in cui abitano all’incirca di 40 mila persone, si trova sull’isola Sardegna che fa parte dello Stato italiano. È situato all’incirca di 30 chilometri a sudovest della città Sassari e si estende su 225 chilometri quadrati. Alghero è dotato d’un aeroporto e ha un assetto economico in cui prevale, insieme al turismo, la produzione vitivinicola e qualche attività artigianale e piccola industriale. Altri settori come l’agricoltura od i commerci marittimi sembrano invece essere fenomeni recessivi. In quanto al turismo, si sta solo da poco cercando di diversificare le presenze in favore di più ampie fasce d’utenza

(http://www.infoalghero.it/html/citta_territorio_il_comune_di_alghero.shtm).

Nel celebrare certe feste religiose, gli algheresi conservano ancora usanze speciali, quasi tutte lasciate dagli aragonesi. Un interesse speciale merita la notte della vigilia di S. Giovanni. Durante la notte si balla fino a tardi e molte bigotti stanno anche tutta la notte a pregare. L’indomani si può dire che s’inaugura la stagione dei bagni. La festa si chiude con la tradizionale corsa dei cavalli alla sarda cui arrivo è la chiesa

(http://www.adalghero.it/portale/tradizioni.htm).

Un carattere molto interessante ha anche la settimana santa sebbene le funzioni religiose siano uguali dappertutto. Le processioni della settimana santa si fanno dopo l’Ave Maria e si ritirano alla mezzanotte. Quattro preti, vestiti con un lungo drappo rosso di seta e con una lunghissima barba bianca finta, portano la bara. Un’infinità di donne segue la processione che fa il voto d’accompagnare la Madonna in cerca del figlio. Tutte le donne sono vestite di nero e portano una candela. Il sabato santo, appena cominciano a squillare le campane, l’aria rintrona di spari di fucile e d’allegria (http://www.adalghero.it/portale/tradizioni.htm).

L’artigianato è certamente uno degli elementi più caratteristici d’Alghero, di tutta l’isola e dei suoi abitanti. L’arte popolare affonda le sue origini nella storia più antica. Inizialmente si espresse nella produzione d’oggetti destinati ad un uso domestico. L’artigianato si è evoluto nel tempo anche con l’influenza dei popoli dominatori, ma sempre senza tradire le sue origini. Attualmente i prodotti si sono spesso adeguati alle fogge e alle tonalità del colore richieste dai gusti o dalle necessità funzionali più recenti.

Un genere artigianale molto diffuso è la ceramica. Fin dall’antichità i sardi hanno prodotto terrecotte di grande valore estetico, con canoni di semplice eleganza e di funzionalità. Attualmente si propongono anche delle buone innovazioni ed accanto si mantengono le antiche forme negli utensili, nelle brocche decorate e non nelle ciotole e nei tegami grezzi. Sono da evidenziare anche certi sistemi di colorazione, talvolta operata ancora con succhi vegetali, ed il sistema di cottura con la fiamma viva (http://www.adalghero.it/portale/corallo.htm).

3.2 Fondo storico

La storia della Sardegna è stata fortemente influita della presenza catalana che ha durato all’incirca di due secoli. Il periodo catalano-aragonese cominciò ufficialmente nel 1297 con l’investitura del re d’Aragona da parte del papa Bonifacio VIII. La vera conquista dell’isola ebbe luogo a partire del 1323 e gli aragonesi si espansero dal sud della Sardegna verso nord. Le motivazioni furono soprattutto la produzione cerealicola, presenza d’argento e le saline. Gran parte dell’amministrazione e della milizia fu d’origine catalana e molti catalani colonizzarono la Sardegna. Per questo motivo la lingua dei conquistatori riuscì velocemente a dominare la vita quotidiana.

Il fatto che ci sia un’isola linguistica catalana precisamente nella provincia di Sassari, ha ragioni varie. La città Alghero fu sistematicamente catalanizzata nel secolo XIV. In quel periodo la città ebbe ancora una grande importanza in senso strategico ed economico. Dopo una rivolta nel 1354 fu occupata ed i Sardi e Genovesi furono espulsati. Gli fu anche proibito per molto tempo di riprenderci la residenza. Con aiuto di diversi privilegi si riuscì a colonizzare Alghero con immigranti provenienti da territorio aragonese. Quando i Sardi ebbero di nuovo il permesso per riprendere la residenza nella città, considerarono il catalano come una lingua di prestigio. Come conseguenza adottarono la lingua catalana e certamente non senza lasciar tracce sarde nel catalano algherese. Dovuto a varie epidemie della Peste decrebbe fortemente il numero di cittadini (Blasco Ferrer 1984a, 140-141).

Con l’occupazione spagnola e l’abolizione di molti privilegi a questo proposito, cominciò il crollo della città d’Alghero. Anche come base marinaia diventò sempre meno importante. La lingua catalana della città poté invece di questa maniera sopravivere in modo migliore. Con il dominio spagnolo iniziò anche ad interrompersi il contatto con la Catalogna. Alcuni cambiamenti sostanziali ebbero luogo nel campo ecclesiastico con l’introduzione delle abitudini religiose spagnole. Con l’assunzione del potere da parte della casa di Savoia ruppe incluso il rapporto con tutta la Penisola Iberica (Blasco Ferrer 1984a, 160-162).

Durante il dominio sabaudo, l’amministrazione non apportò nessun beneficio di rilievo dovuto al disinteresse del governo per i problemi dell’isola. Sul piano socio-economico è da sottolineare la riorganizzazione delle strutture agricole meno favorite mediante prestiti di grano. Con l’unificazione politica dell’Italia nel 1861 finì lo status di colonia della Sardegna, ma questo evento politico non ebbe grandi alterazioni nelle strutture sociali e culturali (Blasco Ferrer 1984, 167-168). Una speciale importanza sul piano socio-politico ebbe invece la Brigata Sàssari durante la Prima Guerra Mondiale che fece crescere l’interessamento ai problemi reali della Sardegna contadina e pastorale. Il periodo fascista è caratterizzato dall’insurrezione di nuovi nuclei di popolazione alloglotta. L’emigrazione del dopoguerra ebbe come conseguenza più duratura un nuovo atteggiamento linguistico positivo per la lingua ufficiale, l’italiano. Con lo statuto d’autonomia del 1948, la Sardegna ha vissuto diversi e profondi mutamenti nelle strutture socioeconomiche. Gli anni ’70 e ’80 si distaccano per una crescente insoddisfazione dovuta al carattere assegnato al sardo rispetto all’italiano (Blasco Ferrer 1984a, 170-171).

Così il dialetto catalano rimase isolato. In Catalogna si dimenticò per completo l’esistenza del dialetto catalano ad Alghero e anche nella coscienza linguistica dei cittadini d’Alghero non esisté più fino alla seconda metà del Ottocento quando l’isola linguistica catalanofona rinacque.

4 Situazione sociolinguistica

Un conflitto linguistico è presente quando ci sono due lingue completamente diverse nella stessa comunità e i due codici formano una situazione di non-parità. Questo vuol dire che una lingua domina tanto i settori più importanti della vita quotidiana come la politica, l’amministrazione, le medie, la scuola etc. come la comunicazione con altre comunità linguistiche e l’altra lingua è usata soltanto in situazioni informali soprattutto nel nucleo famigliare e per esprimere grandi emozioni. La stessa cosa succede con l’algherese ed il sardo in confronto all’italiano presentante così una situazione di bilinguismo diglossico (Blasco Ferrer 1994b, 694-696). Questo fenomeno porta ad un impoverimento del repertorio linguistico dei parlanti e della stessa comunità perché non riescono a dominare il proprio standard e perché uno sviluppo culturale normale è impossibile. Se la lingua con minore utilità culturale non supera la situazione di marginalità in cui si trova, la situazione prima menzionata la farà sparire (Mari i Mayans 1994, 704-705).

4.1 Dati statistici

Infatti, c’era ad Alghero venti anni fa, secondo un’indagine allora fatta, una situazione di bilinguismo diglossico, dove l’algherese ed il sardo si trovava in competizione con l’italiano, la lingua di maggior prestigio. Tra il sardo e l’algherese non si può osservare nessun tipo di competenza, dovuto all’inevitabile integrazione dei due gruppi e si può osservare che il caso del sardo e dell’algherese è un esempio tipico di lingue in contatto (Colledanchise 1994, 707-708).

Nell’indagine prima menzionata sono stati intervistati 153 giovani di cui il 64% erano femmine ed il 36% maschi. Il concetto di competenza attiva è applicato alle tre lingue presenti nella società d’Alghero. Vuol dire, all’italiano, sardo ed algherese. La somma dei parlanti algheresi arriva ad una cifra del 28,2% e dei parlanti sardi a quella del 20,1%, lo che conferma la solidarietà fra il sardo e l’algherese. È interessante che sono piuttosto gli uomini che s’impegnano per conservare l’algherese. Il 29,2% dei maschi parla abitualmente algherese mentre la somma delle femmine arriva a soltanto il 21,8%. Questo fenomeno si deve probabilmente alla ribellione globale contro la vecchia cultura dovuto principalmente al processo di liberazione della donna (Colledanchise 1994, 708-714).

In confronto alla competenza attiva, la somma degli intervistati che hanno competenza passiva dell’algherese e del sardo, è molto più alta. In totale, il 64% capisce l’algherese ed il 48,3%, il sardo. Per quanto concerne la differenza dei sessi, la situazione è la stessa che nella competenza attiva. Non da dimenticare è anche il fatto che il 13,7% degli intervistati hanno una competenza passiva anche in altri idiomi non-sardi presenti nella comunità d’Alghero come per esempio il sassarese, gallurese, veneto-giuliano e ferrarese. Il dato più stupefacente in questa situazione è il rapporto fra maschi e femmine. Le femmine arrivano ad una somma di 19,3% mentre i maschi rimangono ad una cifra di 5,4%. La causa per questo fenomeno è probabilmente la marginalità ambientale di questi gruppi familiari. Per la stessa ragione questi idiomi non compaiono nella competenza attiva. L’uso di questi dialetti è limitato a situazioni famigliari (Colledanchise 1994, 708-714).

Un ultimo dato importante è che i genitori dei giovani intervistati hanno in maggior parte conservato il proprio dialetto. Il 51,4% dei genitori hanno competenza attiva dell’algherese ed il 41,1% del sardo. Questo conferma un’altra volta l’opinione generale sull’algherese ed il sardo. Vuol dire che fra queste due lingue non ufficiali esiste una sorta di solidarietà (Colledanchise 1994, 708-714).

4.2 Situazione attuale

Oggigiorno si può osservare che la diglossia con bilinguismo è sostituita gradualmente dalla diglossia senza bilinguismo. Questo vuol dire che poco a poco sparisce quella lingua con cui gli abitanti d’Alghero hanno in precedenza, quando c’era ancora il bilinguismo diglossico, conversato con altre comunità linguistiche: il sardo. I parlanti algheresi d’Alghero tendono ad acquisire quel codice che gli da una possibilità più alta per essere accettati dalla società italiana. Questo fenomeno porta ad un uso del dialetto poco spontaneo ed insicuro. La conseguenza più duratura sarebbe l’abbandono del dialetto da parte di tutti i parlanti (Blasco Ferrer 1994b, 694-696).

Le cause per questo fenomeno si trovano nel settore sociologico e psicologico. I giovani d’oggi crescono con l’identità italiana dato che l’educazione ed acculturazione sono impartite in lingua italiana quindi vedono l’algherese come lingua estranea alla propria cultura. Un fenomeno simile si può percepire nell’ambito famigliare, dove i genitori hanno educato i primi nati in algherese e gli altri in italiano. Non è da dimenticare la forte influenza dei mass-media sui giovani. Questa generazione è continuamente esposta alle comunicazioni delle televisioni, dei giornali etc. che si esprimono in lingua italiana. Anche nei posti di lavoro e soprattutto in quelli pubblici domina l’italiano. Un altro elemento importante nel settore sociologico è l’assenza di una tradizione scritta. Questo non solo intensifica la subordinazione dell’algherese all’italiano ma contribuisce anche alla scomparsa d’alcuni supporti della lingua come per esempio la cultura popolare di tradizione orale (Colledanchise 1994, 717).

Nonostante, si deve menzionare le due immagini diverse della coscienza linguistica e dell’identità. Per una parte gli algheresi si sentono algheresi e per l’altra, vedono Alghero come una città moderna e progressista. In questo modo si staglia contro il mondo sardo rurale e regressivo. Soltanto a livello politico-amministrativo e geografico può succedere che alcuni cittadini si dichiarino sardi perché Alghero si trova in Sardegna. Una specie di sensazione d’appartenenza verso la Catalogna è soltanto visibile nel senso che delimita ancora di più dai sardi. Non vedono invece un problema in sentirsi come parte dello Stato italiano. L’identità algherese si vede complementare verso quella catalana ed italiana, ma in opposizione verso la sarda. Un altro punto di vista è quella che gli algheresi sarebbero una mescolanza fra l’italiano ed il sardo ma di provenienza catalana che è però, dal punto di vista etnico e linguistico, molto sovrapposta. (Hübl 1998, 54-55)

5 Situazione glottopolitica

Tra la fine dell’Ottocento ed il primo decennio del Novecento, alcuni intellettuali algheresi hanno avvertito il rischio dell’irrimediabile perdita dell’antica identità linguistica, storica e culturale della città. A questo proposito hanno fatto conoscere alla Penisola Iberica l’esistenza della Barceloneta e d’alcuni poeti e letterati che hanno ritrovato le loro radici nella madrepatria catalana (Mattone 1994, 816).

5.1 Rinascimento del dialetto catalano

Le premesse del primo retrobament risalgono agli anni Sessanta del‘800 quando gli ambienti letterati catalani scoprirono la realtà algherese e quando l’archeologo Francesc Martorell i Peña fece conoscere delle composizioni poetiche algheresi. Fu però il catalano Eduard Toda y Güell a ridefinire la fisionomia del primo retrobament con la pubblicazione del libro L’Algher nel 1888 (Mattone 1994, 816).

Con la nascita della Agrupació catalanista de Sardenya nel 1902, il retrobament algherese fa propria l’ideologia del nazionalismo catalano di fine secolo ed allo stesso tempo matura la consapevolezza della propria situazione di minoranza etnico-linguistica in Italia (Mattone 1994, 816-817).

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Details

Seiten
24
Jahr
2003
ISBN (eBook)
9783638203142
ISBN (Buch)
9783638643771
Dateigröße
561 KB
Sprache
Italienisch
Katalognummer
v15091
Institution / Hochschule
Universität Salzburg – Romanistik
Note
3
Schlagworte
Algher Sprachinsel Italien Italia

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Titel: Algher: eine katalanische Sprachinsel in Italien