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Meccanismi esignificati linguistici di un´identità contemporanea: Analisi dello spazio linguistico di una tifoseria Ultras di calcio

Studienarbeit 2011 15 Seiten

Romanistik - Italienische u. Sardische Sprache, Literatur, Landeskunde

Leseprobe

ABSTRACT

The article focuses on the football Ultras and their involvement in the stadium as a social situation and contextual environment from a sociolinguistical point of view. The tribes of the Ultras differ one from the other and the study focus on the Fiorentina Ultras (Ultras Viola) as it is a very big community of football followers with an historical role in the Ultras phenomenon. Among the different means of communication and the many ways of conceiving the Ultras Viola identity, the study focuses on the analysis of the Fiorentina Ultras’ banners exposed in the stadiums. The sample of banners analysed in the present article is made of 114 banners exposed by the Fiorentina Ultras from the season 2004/2005 to the present. A sociolinguistical analysis of the banners allows me to identify the styles of communication and the different ways of expression as well as the constitutional dynamics of the Fiorentina Ultras’ identity.

Key words: Sociolinguistics; Ultras; Football.

1. Finalità dello studio e metodo

Il fenomeno Ultras, il popolo che fa dall'impegno nel sostenere la propria squadra di calcio un tratto distintivo, riceve spesso l’attenzione dei media in seguito a episodi socialmente stigmatizzabili; ma questo fenomeno può essere osservato e studiato anche secondo prospettive diverse rispetto a quelle che lo espongono al clamore dei giornali e dei programmi televisivi (Sebastiao 2008: 119-129).

Il presente elaborato guarda allo stadio di calcio come spazio di significazione legato a processi costruttivi di soggettività individuali e collettive che in esso trovano realizzazione e rappresentazione. Si tratta di prendere in esame una spazialità che prima ancora che fisica è questione sociale e culturale, ma anche linguistica e narrativa. Questa spazialità acquisisce notevole rilevanza se osservata alla luce della tesi di Huizinga (1939), secondo la quale l’uomo esprime il meglio della propria natura intima attraverso attività la cui matrice è ludica, e se si rigetta la concezione, avanzata da Sebastio che i limiti del terreno di gioco marcherebbero i confini tra l’evento sportivo, inteso come prestazione, da ciò che invece fa parte dell’evento calcistico, come fatto sociale (Sebastiao 2008: 121). Ciò in virtù del fatto che negli stadi di calcio italiani è in corso un processo che mira all’abbattimento fisico delle barriere che separano i calciatori dai tifosi (FirenzeToday: 2011) e che, dai calciatori stessi, il pubblico è ritenuto il dodicesimo uomo in campo (Calcioblog.it: 2007) : dunque l’evento partita di calcio, con tutti i suoi attori (calciatori, tifosi, allenatori, massaggiatori, dirigenti delle società sportive etc.) ed il loro interagire, diviene spazio di significazione unico senza confine alcuno. È proprio concependo questo spazio in modo unitario che questo studio incentra la sua attenzione sul ruolo che la comunicazione Ultras assume sia a livello linguistico sia di costituzione delle identità collettive.

Gli Ultras animano lo stadio con un ricco repertorio scenografico, abbigliamenti particolari, cartelli, striscioni ed un’ampia produzione di altri segni espressivi e di oggetti (Salvini 2004: 61), e il presente studio analizza uno dei principali elementi di comunicazione che gli Ultras adottano: lo striscione – cartello esposto durante l’evento sportivo. Esso, con la sua forma scritta, offre il vantaggio della cristallizzazione del pensiero Ultras legato all’evento sportivo e consente di svolgere una analisi di ciò che gli Ultras vogliono comunicare e come lo fanno (Guerra, Vardanega, Imperi 2010: 7-12). Lo striscione è un foglio o tessuto su cui i tifosi esprimono passioni, frustrazioni, il proprio livello culturale, su cui sono nati stili, modelli, slogan, usati ritornelli popolari, citazioni di ogni tipo. Ogni domenica assistiamo all’esposizione di striscioni che ricordano, glorificano, deridono o attaccano qualcuno; striscioni piccoli, grandi, in italiano, in forma dialettale, in inglese. Migliaia di parole che determinano un valore aggiunto per tutto il calcio, dando alla competizione un significato altro rispetto alla semplice partita, arricchendola di partecipazione emotiva.

È utile specificare subito che parlare degli Ultras come di un fenomeno omogeneo è fuorviante, in quanto frammentazione dei gruppi e diverse realtà sociali hanno dato vita a differenti modi di rappresentarsi Ultras, e tracciare un profilo che si pretenda complessivo diventa improbabile (Ferreri 2008: 128, 155). Anche per questo motivo, per non incorrere in un approccio approssimativo, questo studio si focalizza su una sola tifoseria, gli Ultras viola della squadra ACF Fiorentina, ed intende, attraverso lo studio del linguaggio e del testo dei loro striscioni, mettere in luce come essi si raccontano: le modalità narrative che concorrono a generare la realtà Ultras Viola.

La scelta dell’universo Ultras Viola risponde ad una serie di differenti motivi. I tifosi della Fiorentina, tra i più numerosi in Italia ricoprono un ruolo storico sia nella nascita del fenomeno delle tifoserie organizzate sia in quella del fenomeno Ultras (De Anna 2009: 163-175). La storia della squadra viola è, inoltre, tempestata di eventi traumatici e difficili (record delle partite consecutive senza ricevere un rigore a favore, e quello di essere la squadra che nei settantuno campionati di serie A disputati ha subito il maggior numero di rigori) che solitamente dagli studiosi del fenomeno Ultras vengono considerati come promotori di un clima di intemperanza e violenze. Nonostante ciò i media nazionali riconoscono la nascita di uno stile viola nel segno del fair play unito alla storica passione sportiva dei tifosi della Fiorentina. L’analisi sociolinguistica dello spazio narrativo avviene attraverso lo studio di 114 striscioni esposti dagli Ultras viola in un arco di tempo che va dal campionato 2004/2005 a quello 2009/2010.

2. Tra poesia burlesca e campanilismo fiorentino

Negli striscioni esaminati si evidenzia un’alta densità di figure retoriche, della parodia, del comico e del gioco verbale che rimandano inequivocabilmente alla tradizione della poesia burlesca. Un genere che nel riso e nell’asprezza, garantisce una libertà espressiva e culturale che ne fa una poesia di reazione (Nigro s.d.: 119-158). Essa trova oggi sua necessità in uno spazio sociale come lo stadio nel quale i controlli sono divenuti sempre più ferrei e lo stigma sociale sempre più forte. Se il Burchiello si accapigliò col potere dei Medici, gli Ultras viola si accapigliano coi potenti e coi poteri occulti del calcio; se il Pulci palesò la sua antipatia per il prete–poeta Matteo Franco e per Marsilio Ficino, i tifosi della Fiorentina sembrano ribellarsi allo stigma dei media, mostrando che essere Ultras non significa sempre violenza ma anche ironia, parodia e gusto del comico.

Se nella poesia burlesca non mancano la denuncia, la rabbia e il ridere amaro, altrettanto si può dire della comunicazione che emerge dagli striscioni degli Ultras viola che continuano la tradizione di questo filone poetico nato nella Firenze del Duecento ed esploso come vero e proprio genere nel Cinquecento, mantenendo sempre una forte matrice regionale toscana. Appare evidente come a livello stilistico sia possibile rintracciare una comunanza tra la poesia burlesca di Cecco Angiolieri, Rustico di Filippo, Burchiello, Francesco Berni, Anton Francesco Grazzini e la poesia calcistica della tifoseria viola esposta con striscioni esilaranti-amari, comico–grotteschi, ironici e irriverenti. La vicinanza tra poesia burlesca e calcio appare peraltro nell’opera del Grazzini, tra i fondatori dell’Accademia della Crusca, nei versi che lodano il calcio fiorentino, In lode della palla al calcio, perché offre la possibilità di abbracciare e stringere finalmente il corpo di un bel ragazzo a lungo desiderato con la scusa di impedirgli di prendere il pallone:

E molte volte un giovane è concesso

di toccar ad un pover compagnetto,

che in altro mo’ [modo] non gli saria mai presso.

Quest’è un largo dono, un gran diletto,

che se v’è alcun tra gli altri che ti piaccia,

tu’l segui tanto che vieni all’effetto [arrivi vicino] ;

poi fai le vista [fai finta] che ti sconci o impacci,

in tanto le sue membra vaghe e belle

a dispetto del ciel stringi ed abbracci

Volendo cercare radici più prossime agli eventi calcistici in esame, ma non per questo slegate dalla medesima tradizione burlesca fiorentina, appare evidente l’assonanza stilistica ed il tono di diversi striscioni con la parlata e le battute di Mascetti, Perozzi, Necchi, Melandri e Sassaroli, che il regista Mario Monicelli regala alla città di Firenze col capolavoro cinematografico Amici Miei, un’opera che diventa un manifesto culturale dell’ironia e del genio di un popolo e vale al regista il conferimento della cittadinanza onoraria fiorentina. Con i cinque “amici miei”, il geniale Perozzi, lo spiccio Necchi, il diabolico Sassaroli, lo strampalato e irriverente Melandri ed il Conte Mascetti, nobile alla canna del gas con in tasca solo una risata, Monicelli affida alla bobina del film, un respiro di fiorentinità autentica. È in questo film che ha origine la parola supercazzola, utilizzata nel gergo comune per indicare un giro di parole talvolta privo di alcun senso, fatto allo scopo di confondere le idee al proprio interlocutore.

Allo stesso modo sono spesso confusi ed esterrefatti i tifosi avversari della Fiorentina all’esposizione di striscioni esilaranti come ad esempio: « 28 scudetti 2 coppe campioni … in Italia ladri in Europa coglioni»; « Cassano pappone con 700 maiale i’cche tu gioi a fare ai pallone»; «di giorno la pippi la sera lo puppi». Questi striscioni presentano una estensione del testo maggiore del consueto stile slogan che caratterizza i messaggi da stadio e creano, perciò, un effetto atto a spiazzare il tifoso avversario ad una prima lettura. Come nello stile della supercazzola c’è l’intento di dilungarsi nella battuta non ricercando tanto una generica forma di humour ma la sbeffeggiatura. Nel primo caso, esposto in una partita contro la Juventus, « 28 scudetti 2 coppe campioni … in Italia ladri in Europa coglioni», lo striscione funzionerebbe anche soltanto nella sua seconda parte (« in Italia ladri in Europa coglioni»), ma viene creato un preambolo che preso a se stante potrebbe sembrare positivo (enuncia infatti il numero di vittorie) e, invece, serve a creare attesa nel lettore. Si tratta di un dilungamento sbeffeggiatore che viene compreso solo dopo aver letto il messaggio finale che chiude in rima rafforzando la potenza comunicativa. Nell’altro striscione esposto contro la Juventus, in riferimento alla vicenda di Lapo Elkann, ricoverato in ospedale a seguito di un’overdose di cocaina assunta in compagnia di un transessuale, (« di giorno la pippi la sera lo puppi»), è la fonetica a prendere il predominio e a ricordare per musicalità, unita all’irriverenza del testo, la tecnica della supercazzola che confonde prima il lettore per poi irriderlo.

Prendendo sempre a riferimento Amici miei, in questo caso il secondo atto, va notato in esso un messaggio che non può che rimandare allo spirito di alcuni striscioni esposti in occasione di partite di calcio tra Fiorentina ed altre squadre toscane. Nel finale del film i tre amici portano il conte Mascetti, immobilizzato su una sedia a rotelle, ai campionati di atletica per paraplegici e mentre egli è ultimo nella competizione, lo incitano dalle gradinate a gran voce, gridandogli che l’importante è partecipare. In realtà si nota che il Mascetti si è iscritto alla gara come rappresentante di Pisa e che sta perdendo la competizione di proposito per far figurare i pisani ultimi in classifica.

Questo spirito irridente nei confronti delle altre squadre toscane si evidenzia in striscioni come quelli esposti contro il Siena («sudditi fate largo a Firenze»; «Buono il panforte … mettetevelo in culo!»; « il panforte un lo mangia nemmeno il maiale»; « “il palio” corretelo su questo ronzino» – immagine fallica; « noi siamo per la contrada della topa»; « Aceto si ma … “barsamico”»; «ieri schiavi ghibellini oggi solo contadini!») o l’Empoli («O voi disertori dell’aratro»; «Empoli: senza storia senza targa»;«ancora senza targa»). In quelli esposti in occasione delle partite giocate contro il Siena si nota il tono tipico del campanilismo fiorentino e toscano che riguarda la storia (l’appellativo sudditi adoperato più volte rimanda alla fine della Repubblica Senese del 25 aprile 1555, la tradizione culinaria (denigrazione del panforte) e le antiche pratiche sportive (il palio ed il suo fantino protagonista, Aceto, irrisi perché Firenze ha il calcio nella storia e Siena il ronzino) associate a terminologie scurrili che tanto ricordano una celebre battuta del Necchi: «Già che tu ci sei vai anche un minutino affanculo...». Per quanto concerne l’Empoli il piano, pur rimanendo quello campanilistico, irride ad un passato che, secondo i fiorentini, non c’è mai stato («Empoli: senza storia senza targa»). Ad Empoli, rispetto a Siena, i tifosi viola non sembrano concedere neanche l’onore del confronto: «Giù La Testa Passa Firenze».

Il tono generale, burlesco, iperbolico e sarcastico che si palesa sin da una prima analisi degli striscioni esposti dagli Ultras della Fiorentina appare, dunque, saldamente inserito nel lungo filone dell’ironia fiorentina che attraversa la storia sociale, letteraria e cinematografica della città di Firenze e che, non risparmiando nessuno, talvolta si trasforma anche in goduta autoironia. Ciò appare negli striscioni: « Glande Nakata»; « quanta fica c’avrei coi capelli di Frey»; « Cor–vino … si vola»; « devoti a San–tana»; « … oh Cesare [Cesare è il nome di Prandelli, allenatore della Fiorentina] Fonzi rivole i giubbotto». Nel primo caso, in tono critico ed ironico verso il giocatore giapponese della Fiorentina Nakata, prendendo spunto dalla trasformazione delle “r” in “l” effettuata nella pronuncia degli orientali che si cimentano con la lingua italiana, i tifosi viola trasformano un improbabile “grande”, data la loro insoddisfazione per le prestazioni sportive del calciatore, in un dissacrante glande. Lo striscione relativo al portiere Frey, idolo dei tifosi viola, assume un tono benevolo e di simpatia pur ironizzando sulle eccentriche capigliature del calciatore. Gli striscioni dedicati al direttore sportivo Corvino (« Cor–vino … si vola») ed al calciatore viola Santana (« devoti a San–tana») giocano invece sulla scomposizione dei loro cognomi che porta ad associazioni concettuali.

La vena burlesca ed ironica degli Ultras viola è spesso riconosciuta anche dagli avversari come nel recente caso di Ciro Ferrara, allenatore della Juventus, che ha auspicato un sano comportamento dei tifosi che deve essere improntato allo sfottò e non alla violenza. Facendo ciò l’allenatore juventino ha affermato di ricordare ancora con grande simpatia tre striscioni-sfottò che gli Ultras viola gli riservarono in occasione di un suo infortunio alla gamba: «Ferrara sei proprio un «ragazzo in gamba»; «Ferrara corri ai Mondiali»; «Ferrara salta con noi» (Fiorentinanews 2009).

3. Ultras in uno stadio apolitico

Sin dal primo esame degli striscioni esposti dagli Ultras viola, emerge la totale assenza di simboli politici e di tematiche narrative ispirate da ideologie politiche. Il fenomeno della politicizzazione delle curve è ben noto e oggetto di studio (Guerra 2008: 112-125), tuttavia è interessante rilevare come a Firenze vi sia una assenza della politica dallo stadio ed una eccesiva politicizzazione venga, addirittura, rinfacciata ai tifosi avversari: « Livorno: AAA cercasi ultras in una curva di politici» e « Roma: AAA. cercasi ultras in una curva di politici»

Nonostante la cittadinanza fiorentina abbia espresso a partire dal secondo dopoguerra un netto orientamento politico per la Sinistra–Centrosinistra, emerge il desiderio di vivere la passione calcistica in modo libero da connotazioni politiche. Quando i tifosi viola discutono tra fazioni portatrici di diversi punti di vista, lo fanno esclusivamente per questioni tattiche, per valutazioni sulle prestazioni dei diversi giocatori e per le scelte societarie in tempi di campagna acquisti. Dunque la politica con la sua simbologia ed i suoi slogan, a differenza di altre tifoserie, non entra nelle coreografie degli Ultras viola e non condiziona gemellaggi storici con tifoserie, come quella del Hellas Verona, solitamente accostate ad ideologie differenti da quelle maggioritarie a Firenze.

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Details

Seiten
15
Jahr
2011
ISBN (eBook)
9783656203384
ISBN (Buch)
9783656205289
Dateigröße
472 KB
Sprache
Italienisch
Katalognummer
v194592
Institution / Hochschule
Universitatea din Craiova
Note
Schlagworte
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