Lade Inhalt...

'Il sentiero dei nidi di ragno' di Italo Calvino. Una favola neorealista

von Marla Rinwick (Autor)

Hausarbeit 2012 14 Seiten

Romanistik - Italienische u. Sardische Sprache, Literatur, Landeskunde

Leseprobe

Indice

1. Introduzione

2. La Resistenza – venti mesi di lotta antifascista
2.1 Gliavvenimentiprincipali
2.2 Glieffettisull’Italia

3. Il Neorealismoitaliano
3.1 Caratteristiche del Neorealismoletterario
3.2 Movimento ideale e culturale
3.3 Il Neorealismo dal punto di vista dei neorealisti

4. Il sentiero dei nidi di ragno
4.1 Unafiabaneorealista?
4.2 La critica ai partigiani

5. Conclusione

6. Bibliografia

1. Introduzione

Pavese (1951:273) lo definiva “il più bel racconto che abbiamo sinora sull’esperienza partigiana” e Pedullà (cfr. 2006:XX) lo trova molto più interessante dei capolavori Uomini e no di Vittorini e L’Agnese va a morire di Viganò. Lo stesso autore desiderava non aver mai scritto quella “favola di bosco” (Pavese 1951:274). Si parla di Italo Calvino, lo “scoiattolo della penna” (Pavese 1951:273 sg.), e del suo primo romanzo Il Sentiero dei nidi di ragno, testo in cui egli elabora la sua esperienza nella Resistenza.

Sebbene il libro riscosseun grande successo, Calvino in più riprese espresse il suo rammarico per aver raccontato la propria esperienza partigiana nella sua prima opera, e non averla conservata per la maturità e il suo ultimo libro. (cfr. Calvino 1964:22 sg.)

Il sentiero dei nidi di ragno fu il primo romanzo pubblicato in Italia sul tema della Resistenza (cfr. Eversmann 1979:39). In un tempo in cui si tendeva a presentare la lotta partigiana in modo documentaristico ed eroico, Calvino fece un largo uso dell’ironia, fino a ridicolizzare le forze politiche che avevano contribuito alla liberazione italiana. Nella prefazione dell’edizione del 1964 l’autore stesso spiega i motivi di quella che all’epoca doveva essere sembrata solo una provocazione (cfr. Eversmann 1979:47 sg.). In essa egli criticò i benpensanti, coloro che subito dopo la Liberazione si erano lamentati del comportamento, a volta delinquente, dei partigiani. In questo clima, quasi per dispetto, egli rappresentò i partigiani nel peggior modo possibile. Anche chi aveva partecipato alla lotta armata senza un chiaro motivo, agendo solo per “un’elementare spinta di riscatto umano”(Calvino 1964:14), aveva, secondo Calvino, agito molto meglio rispetto a chi si era defilato e, rimanendo a casa, non aveva preso parte alla Resistenza. I partigiani avevano scritto la storia d’Italia, cosa che i benpensanti potevano soltanto sognare. Molto comune nell’attività letteraria italiana dell’epoca era anche una “«direzione politica »” (Calvino 1964:14). I critici richiedevano allo scrittore opere dal contenuto pedagogico, costruite attorno a un “« eroe positivo »” (Calvino 1964:14). Calvino si rifiutò di narrare le gesta dell’“eroe socialista [nell’ambito di un] romanticismo rivoluzionario” (Calvino 1964:14); la sua opera era rivoluzionaria e positiva proprio perché i suoi protagonisti non erano i classici eroi politicizzati, mentre, piuttosto, una posizione centrale veniva data al processo fatto dal protagonista Pin per arrivare a maturare una propria coscienza:

Che ce ne importa di chi è già un eroe, di chi la coscienza ce l’ha già? E’ il processo per arrivarci che si deve rappresentare! Finché resterà un solo individuo al di qua della coscienza, il nostro dovere sarà di occuparci di lui e solo di lui! (Calvino 1964:14)

Calvino (cfr. 1964:22), comunque, affermava che soltanto uno scrittore riuscì a scrivere il romanzo della Resistenza per eccellenza, quando ormai nessuno se lo aspettava più: Beppe Fenoglio, che morì poco prima di vedere pubblicato il suo Una questione privata, nel 1963, per il quale l’autore sanremese spese parole d’elogio, come segue:

[…] c'è la Resistenza proprio com’era, di dentro e di fuori, vera come mai era stata scritta, serbata per tanti anni limpidamente dalla memoria fedele, e con tutti i valori morali, tanto più forti quanto più impliciti, e la commozione, e la furia. Ed è un libro di paesaggi, ed è un libro di figure rapide e tutte vive, ed è un libro di parole precise e vere. Ed è un libro assurdo, misterioso, in cui ciò che si insegue, si insegue per inseguire altro, e quest'altro per inseguire altro ancora e non si arriva al vero perché. (Calvino 1964:22)

Con il romanzo di Fenoglio, Calvino (1964:22) riteneva che il lavoro dei romanzieri sulla Resistenza fosse compiuto ed esistesse una vera “stagione [letteraria] che va dal Sentiero dei nidi di ragno a Una questione privata”.

In questo lavoro analizzerò l’inizio di quella stagione romanziera, cioè l’opera Il Sentiero dei nidi di ragno. Prima descriverò il contesto storico della Resistenza, nel quale l’opera è ambientata, con i suoi avvenimenti principali, gli effetti che causò la lotta partigiana e l’impatto che ebbe sull’Italia. In seguito mi dedicherò alla corrente letteraria del Neorealismo, nella quale il romanzo di Calvino viene spesso inquadrato, spiegandone le caratteristiche, gli ideali e la cultura; poi descriverò come i neorealisti stessi valutavano la propria corrente letteraria. Dopo di ciò vorrei analizzare l’opera a partire dell’affermazione di Pavese (1951:274), secondo il quale il romanzo è una “favola di bosco”, caratteristica che contraddice la sua catalogazione nella corrente neorealista. Infine prenderò in esame la critica ai partigiani che Calvino formula ne IlSentiero.[1]

2. La Resistenza – venti mesi di lotta antifascista

Il movimento politico e militare della Resistenza ebbe inizio l’8 settembre 1943 con l’annuncio dell’armistizio fra Vittorio Emanuele III, allora re d’Italia, e gli Alleati. Da quel giorno i soldati di guardia in tutta l’Italia del Nord liberarono i prigionieri fino all’arrivo delle truppe di Hitler, con cui Mussolini all’inizio della Seconda guerra mondiale aveva deciso di allearsi, e la fondazione della Repubblica di Salò. L’Italia fu invasa al Nord dai tedeschi, il re si rifugiò al Sud dagli Alleati e qualche minoranza decise di andare in lotta contro l’occupazione dei nazisti. Malgrado ci fosse una grande differenza di ideologie tra i partiti antifascisti, in particolare sulla questione monarchica, questi riuscirono a formare fin da subito un’unità d’azione contro il nemico comune. Il popolo antifascista all’epoca poteva essere classificato in tre categorie: quelli politicamente organizzati che facevano parte dell’antifascismo tradizionale (soprattutto comunisti), i tanti giovani che si ribellarono spontaneamente dopo l’8 settembre e, infine, c’erano i fascisti che prima appoggiavano il regime, ma poi decisero di abbandonare la nave che affondava. (cfr. Ginsborg 1998:3 – 13)

Pavone (1991: VII sg.) distingue la Resistenza in tre aspetti: “guerra patriottica, guerra civile e guerra di classe”. Guerra civile vuol dire che le famiglie di molte città si divisero tra fascisti e antifascisti, e si iniziarono a combattere per vecchi litigi tra di loro. (cfr. Ginsborg 1998:19)

Dopo le insurrezioni in alcune città dell’Italia settentrionale, negli ultimi giorni d’aprile 1945 tutta l’Italia del Nord fu liberata. (cfr. Ginsborg 1998:75 – 77)

2.1 Gli avvenimenti principali

Prima che avesse inizio la Resistenza, ci fu un il periodo di transizione caotica e tragica denominato i “quarantacinque giorni”, che è il tempo intercorso tra il crollo di Mussolini il 25 luglio e l’armistizio dell’8 settembre 1943. Dopo un’udienza con Vittorio Emanuele III, appena uscito da Villa Savoia, il Duce venne arrestato per ordine dello stesso re, che prima lo chiamò al potere. (cfr. Ginsborg 1998:7).Solo un giorno dopo la proclamazione dell’armistizio, il 9 settembre 1943, alcuni partiti antifascisti (fra cui la Democrazia Cristiana e il Partito Liberale Italiano) formarono nella Capitale il Comitato di liberazione nazionale (Cln) e si appellarono al popolo affinché partecipasse alla Resistenza per vincere gli invasori nazisti. Questi si trovavano al Nord e riuscirono a liberare il Duce dal carcere per portarlo in Germania. Presto però Mussolini tornò in Italia per guidare la Repubblica di Salò. Il governo con Mussolini al vertice controllava l’intera Italia settentrionale, ma, in realtà, non fu mai più di un manichino nelle mani di Hitler. Il 13 ottobre 1943 finalmente l'Italia dichiarò guerra ai tedeschi, e durante l’autunno comitati clandestini furono costituiti in tutte le zone invase dai nazisti. Nel gennaio 1944 il Cln di Roma dette al comitato milanese straordinari poteri per governare il Nord. Da allora il comitato di Milano fu chiamato Comitato di liberazione nazionale Alta Italia (Clnai) e divenne l’organo supremo della Resistenza. (cfr. Ginsborg 1998:10 – 13)

A causa dell’aspra lotta dei mesi seguenti, nel novembre 1944 una delegazione del Clnai chiese riconoscimento e aiuto agli Alleati (cfr. Ginsborg 1998:64). Il movimento partigiano sopravvisse decimato ma intatto al terribile inverno 1944/45. Dalla primavera in poi il numero dei membri crebbe molto rapidamente e nell’ultimo mese della lotta armata il numero dei militanti superò le centomila unità. Il Terzo Reich invece venne circondato dall’esercito russo e dagli anglo-americani e di lì a poco l’Italia settentrionale venne liberata, anche sesenza un totale accordo tra partigiani e Alleati. La vittoria finale avvenne con l’insurrezione dell’aprile 1945, dopo che al primo del mese gli Alleati lanciarono l’ultimo attacco contro i nazisti con una penetrazione rapida nell’intero territorio padano. Mentre gli Alleati erano ancora in Emilia, le grandi città del Nord insorsero contro i tedeschi tra il 24 e il 26 aprile 1945. La mattina del 27 aprile Mussolini venne riconosciuto dalla 52° Brigata Garibaldimentre si muoveva verso la frontiera della Svizzera. Il Duce fu bloccato e preso prigioniero. Nonostante la richiesta esplicita dalle autorità alleate, i capi partigiani ordinarono la fucilazione immediata di Mussolini (cfr. Ginsborg 1998:75 – 77). Il giorno della Liberazione si festeggia ancora oggi il 25 aprile in Italia, come data simbolica per la Resistenza e la fine della guerra. (cfr. Scoppola 1995:5)

2.2 Gli effetti sull’Italia

Alla fine del 1943, pochi mesi dopo l’inizio della Resistenza, i partigiani erano circa 9000. Poiché le Brigate nere della Repubblica di Salò li combattevano in modo molto crudele, il numero dei morti eraaltissimo. Nonostante ciò, la primavera successiva, le unità dei partigiani salirono da 20000 a 30000. (cfr. Ginsborg 1998:13)

[...]


[1] Per indicare la pagina nella quale ho trovato i brani citati ne Il sentiero dei nidi di ragno (cfr. Calvino 2002), farò uso della connotazione (SNR “pagina”).

Details

Seiten
14
Jahr
2012
ISBN (eBook)
9783656205418
ISBN (Buch)
9783656207955
Dateigröße
529 KB
Sprache
Italienisch
Katalognummer
v194982
Institution / Hochschule
Freie Universität Berlin – Institut für Romanische Philologie
Note
1,0
Schlagworte
Italo Calvino Calvino Resistenza Neorealismo Il sentiero dei nidi di ragno favola Pin Partigiani lotta antifascista Vittorini Pavese

Autor

  • Marla Rinwick (Autor)

Teilen

Zurück

Titel: 'Il sentiero dei nidi di ragno' di Italo Calvino. Una favola neorealista